Gli animali da produzione alimentare come esseri senzienti

La legislazione di derivazione comunitaria afferma che gli animali sono esseri senzienti e che essa tutela il benessere animale in allevamento, durante il trasporto ed al momento della macellazione. Sebbene questa legislazione sembri essere “science based” in realtà non tiene conto degli sviluppi scientifici sulla vita emotiva e relazionale degli animali non umani, poiché l’animale non umano viene analizzato solo al fine di definire i parametri entro cui può definirsi in condizione di benessere esclusivamente in un’ottica di utilizzo-sfruttamento. Questo è dovuto al fatto che l’interesse delle normative non è il “benessere” degli animali per se ed il loro riconoscimento come esseri senzienti nelle normative ha, come unica finalità, quella di rimarcare la connessione tra animale sano e cibo sano dal momento che un animale che diventerà cibo darà cibo sano quanto più da sano ha vissuto e quanto più da sano è morto. Il Veterinario, quindi, non è quella figura che garantisce il vero benessere ma solo colui che garantisce un buono stato fisico e sanitario dell’animale che dovrà poi dare un prodotto alimentare sano. Non è un caso, infatti, che la spinta propulsiva a prendere “seriamente” in considerazione il “benessere” animale sia stata data dalla diffusione della malattia conosciuta comunemente come BSE. Nonostante l’obiettivo di tutela delle normative sia l’essere umano, in queste, manca del tutto, un esplicito richiamo al principio di precauzione e quindi una valutazione dei vari tipi di rischi correlati all’allevamento di animali destinati alla produzione alimentare. Per questi motivi le sofferenze di questi animali sono, in numero, sistematicità e modalità ampiamente ignorate

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