Il danno da deprivazione genitoriale

La sottrazione di un genitore è definibile come deprivazione o privazione genitoriale, investendo la “bigenitorialità” e la “genitorialità”, complementari.
Può dunque avere conseguenze importanti, spesso devastanti, investendo lo speciale rapporto triangolare, tradizionalmente papà-figlio-mamma, ma oggi pure destinato a coinvolgere anche altri modelli (c.d. famiglie arcobaleno).
La casistica è varia e complessa (genitoriale o parentale): a) genitore che volontariamente si sottragga al ruolo di genitore (per abbandono); b) genitore che ignori il ruolo di genitore; c) genitore che venga sottratto al suo ruolo (alienazione genitoriale); d) genitore al quale venga ostacolato l’esercizio del ruolo (alienazione genitoriale latente); e) genitore che venga aggredito ed emarginato (mobbing familiare); f) parenti alienati o ostacolati (alienazione parentale); g) parenti aggrediti o emarginati (mobbing parentale).
Possono conseguirne danni non patrimoniali e anche danni patrimoniali, di rilevante entità.
L’opera vuole spiegare come affrontarli, come risolverli o anche prevenirli, e come vengono risarciti, richiamando l’intera giurisprudenza (anche della Corte EDU) e riflessioni della dottrina.

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