La responsabilità civile nella circolazione stradale

Il volume chiarisce i particolari aspetti della responsabilità connessa alla circolazione dei veicoli: in particolare, si vedrà come il 1° co. dell’articolo 2054 del codice civile afferma che il conducente di un veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno. Ma cosa significa aver fatto tutto il possibile per evitare il danno? Significa, con ragionevole certezza, essere esente da colpa, anche minima (culpa lieve); in altri termini, in tema di circolazione di veicoli, sussiste l’onere di fornire, in modo specifico e circostanziato, le doglianze processuali e la prova, liberatoria, della gravità e dell’esclusività della colpa dell’evento lesivo. Quanto al 2° co. dell’art. 2054 c.c., esso determina invece che, nel caso di scontro tra veicoli (e solo se vi sia stato scontro), si presume, sino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso, in egual misura, a produrre il danno subito dai singoli veicoli. La funzione, evidentemente sussidiaria, del dettato in questione, presuppone l’identica natura del criterio d’imputazione di responsabilità rispetto a quanto previsto nel 1° co. dell’art. 2054 c.c.. Trattasi, anche in questo caso, di responsabilità a titolo di colpa, prevedendo, il comma in questione, una mera ipotesi di presunzione di colpa e incidenza causale paritetica, in capo a tutti i conducenti coinvolti nel sinistro. Quanto, invece, al 3° co. dell’art. 2054 c.c., esso prevede la responsabilità solidale del proprietario (o usufruttuario, o acquirente con patto di riservato dominio, ovvero utilizzatore in leasing) che non prova che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà: in altri termini, il proprietario del veicolo dalla cui circolazione è derivato il danno risarcibile (ovvero l’usufruttuario, o acquirente con patto di riservato dominio, ovvero l’utilizzatore in leasing, ex art. 91 del d.lg. 30.4.1992, n. 285) è responsabile, in solido con il conducente, se non prova che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà. Si tratta, evidentemente, di un caso di responsabilità oggettiva in quanto, al proprietario che non riuscisse a dimostrare che la circolazione è avvenuta prohibente domino, (non essendo sufficiente dimostrare la circolazione invito domino), a nulla varrebbe provare la propria assenza di colpa. Quanto al 4° co. dell’art. 2054 c.c., esso disciplina la responsabilità per danni derivanti da vizi di costruzione o da difetto di manutenzione, sancendo che conducente, proprietario e soggetti a quest’ultimo equiparati sono, inoltre, responsabili dei danni derivanti da vizi di costruzione o da difetto di manutenzione del veicolo: in sintesi, la responsabilità di cui all’art. 2054, u.c., c.c., relativa alla circolazione dei veicoli, si configura in capo al conducente, al proprietario, all’usufruttuario, ovvero all’acquirente con patto di riservato dominio, ogniqualvolta il danno sia derivato da vizi di costruzione o da difetto di manutenzione del veicolo. Trattasi, senza dubbio, di un’ipotesi di responsabilità oggettiva, assolutamente svincolata dal criterio d’imputazione della colpa e concorrente, se del caso, con quella del costruttore.

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